domenica 14 dicembre 2008

Palazzo Roverizio a Sanremo presto nuovamente agli antichi splendori

Francesca Boccafurri
SANREMO (IM). Il settecentesco nobile Palazzo Roverizio che si erge in via Escoffier tornerà presto agli antichi splendori.
Una notizia, di grande interesse artistico per la città, che è stata ufficialmente riferita nella conferenza “Palazzo Roverizio e la cultura figurativa sanremese tra modelli aulici e questioni di metodo” tenuta giovedì scorso presso il Museo Civico Borea D’Olmo alla presenza di esperti e personaggi di rilievo tra cui la dottoressa Sara Chierici dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri Sezione di Sanremo.

Gli interventi previsti sull’immobile, si spera già nel 2009, si articoleranno sinteticamente in opere di restauro conservativo degli apparati decorativi dello scalone di ingresso, della loggia e del salone nobile, di adeguamento funzionale dell’organismo architettonico anche attraverso l’allestimento del salone nobile in sala conferenze. Un egregio lavoro dei tecnici di cui l’ingegnere responsabile Giuseppe Terracciano spiega soddisfatto di attendere ormai solo di ricevere i fondi necessari. Il piano, infatti, è stato inserito in un progetto di 9 milioni di euro finanziato dalla Regione.

Paola Giliberti
In questo impegno, chiamato Progetto Integrato Dalla Pigna al mare” sono anche inseriti interventi da tempo già elaborati come il recupero di altri edifici pubblici della Pigna, e più in generale del centro storico, come le Rivolte San Sebastiano in una sorta di “rambla” spagnola, colleghi la città vecchia al fronte-mare,  in particolar modo alla zona del porto e di Santa Tecla.

Il prezioso studio è stato commissionato dal comune di Sanremo, Settore L.L.P.P.2 (ingegner Terracciano) ed affidato all’architetto Mirella Scianda di Ospedaletti, coadiuvata dall’architetto Francesca Buccafurri e dalla restauratrice Paola Giliberti ed è stato approvato dalle Soprintendenze competenti (Beni artistici dottoressa De Cupis e Beni architettonici architetto Leone). “Lo studio del manufatto - spiega la dottoressa Buccafurri per conto del gruppo di lavoro - ha evidenziato la ricchezza e la complessità dell’edificio insieme alla necessità di informare le opere di restauro, adeguare la funzionalità e allestire in base ai criteri della reversibilità e della trasformazione sostenibile, in modo da garantire e prolungare nel tempo la pluralità dei suoi significati. Il palazzo, nonostante i vari
Giuseppe Terracciano
interventi subiti nel tempo, ha conservato un apparato decorativo molto ricco, -
continua ancora - caratterizzato dalla successione di pellicole pittoriche e stucchi forse appartenenti a fasi storicizzate diverse ma comunque ravvicinate nel tempo. Tutte egualmente significative dal punto di vista della vita dell’organismo architettonico che, nonostante le diverse destinazioni d’uso, non ha subito trasformazioni genetiche”.
Una azione scrupolosa, dunque, da cui si comprende come la metodologia di intervento proposta abbia come obiettivo generale quello di salvaguardare l’interezza dell’organismo architettonico senza per questo rinunciare ad un suo adeguamento alle necessità dei fruitori. Ma c’è di più. La lettura di questa grande flessibilità di evoluzione di simili edifici riesce ad indicare la via per interventi sempre più corretti “poiché gli edifici ereditati dal passato - conclude l’architetto - rappresentano un vero e proprio manuale operativo da cui attingere le linee guida per un intervento responsabile e consapevole. Se è vero, infatti, che in seguito all’avvento delle moderne tecniche costruttive gli edifici di antico regime sono destinati all’estinzione, è nostro dovere fare in modo che le nostre azioni non scatenino mutazioni incontrollate ma si svolgano in continuità con quello che potremmo definire il codice genetico dell’organismo edilizio”.
Palazzo Roverizio, entrata
Palazzo Roverizio, ricordiamo, venne edificato dalla nobile famiglia dei Conti Roverizio di Roccasterone, originaria di Ceriana e feudataria nell’entroterra di Nizza, nel 1720 sui propri possedimenti estesi lungo l’allora via principale, via Palazzo. L’impianto si costituì di 5 appartamenti ossia 5 piani comprese le mezzadre nobili, con la prima facciata principale appunto su via Palazzo, di cui è ancora ben visibile il portale, e con una cofacciata principale aperta su retro nel 1842 che affacciava sull’ampio giardino che si allungava fino al mare, sull’attuale via Escoffier.

La proprietà nel tempo ha subito trasformazioni e frammentazioni e diversi sono gli elementi che hanno concorso al suo degrado tra cui l’inserimento di graffe di ferro poi tolte, lesioni causate da movimenti e cedimenti in fondazione a cui si sommano anche alcune stratificazioni. Un decadimento anche poi accentuato negli anni ‘50/60 dall’installazione di alcune putrelle di impalcatura e, negli anni ’70, con interventi sulle pareti affrescate interne occorsi dopo le infiltrazioni fognarie dei quattro piani soprastanti di residenza. Attualmente i locali di Palazzo Roverizio sono impegnati da diverse realtà sociali tra cui il centro anziani Lina Lanteri, il centro ludico per bambini Mary Poppins e la parrocchia matuziana della Chiesa Ortodossa romena. 

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